IL CAVALLO ANDALUSO CENNI STORICI

L’Andalucia è una terra millenaria nella quale le migrazioni degli equidi hanno avuto spazio per svilupparsi e modificarsi, dall’ Hyracotherium  che in migliaia di anni si traformò in Equus cioè il cavallo. In terra andaluza incontrò un clima ed una orografia idonea per il suo sviluppo.

Cartaginese e poi Romana, Atea e Mussulmana ed in fine Cattolicissima come si usa ricordare l’Andalucia.

La terre delle colonne d’Ercole dove finiva il mondo conosciuto ed iniziava il Mar Oceano come lo indicherà l’Ammiraglio Cristoforo Colombo che con l’aiuto de Los Rey Cattolico SSMM Ferdinando d’Aragona  ed Isabella di Castiglia, nel 1492 salperà da Palos de Moguer alla scoperta della Indie.

Nello stesso tempo los Rey Cattolicos, cacciati i Mori da Granada, si rimpadronirono dei loro territori andalusi. Qui inizia la storia.

Scoprendo le indie Occidentali Colombo diede alla Spagna ed all’Europa intera la sopravvivenza e la ricchezza da tempo cercata. L’importazione dei nuovi prodotti agricoli come il mais, patate e fagioli, sfamarono le popolazioni europee , il tabacco e le spezie aprirono i commerci tra l’Andalucia ed il nuovo mondo. Colombo con il suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo esportò dall’ andalucia  i primi cavalli ( 11 esmplari) Contribuendo così alla diffusione del cavallo nelle Americhe, ed alla formazione delle più note razze del Nord, Centro e Sud America. La scoperta di nuove popolazioni che idolatravano Dei sconosciuti con una particolare attenzione per l’Oro e L’Argento, scatenò nella Spangna intera la foga per la Conquista ed in breve tempo non solo le Maestà ma numerosi Hidalgos si arricchirono. Tutto l’oro del nuovo mondo passerà da Sevilla con sosta alla Torre del Oro che all’epoca si denominava Arenal.  Da qui inizia la vera grande ricchezza per la Spagna. L’impero dove non tramonta mai il sole, l’ambizione dei regnanti in successione da Ferdinando D’Aragona ed Isabella di Castiglia a Carlo V, e soprattutto dal figlio di quest’ultimo Re FelipeII. A Lui dobbiamo la straordinaria idea del primo progetto di Genetica Equina, la Creazione del Cavallo Andaluso. Senza ombra di dubbio però storia e leggenda qui si intrecciano….tra i vari ordini Religiosi e la Casa Reale di Spagna.  Certo è che con Real Cédula datata 28 Novembre 1567 il Re Felipe II Ordina al suo primo cavallerizzo della nascente Caballerizza Real di Còrdoba : Don. Diego Lòpez de Haro, di aquisire un sufficiente numero di Yeguas e rispettivi Semental per addire ed attivare il suo ambizioso progetto. Direi che a Don. Diego dobbiamo la riuscita del gran progetto di Genetica Equina proposto dall’illustre Sire. Aquisì dunque circa 1200 yeguas incrociate tra i distinti tipi  di esemplari esistenti lungo le valli dei due grandi fiumi il Guadalquivir ed il Guadalete. Il modello era quello idealizzato molti secoli prima  da autori classici come Simone di Atene, Senofonte  e Columella poi, definendo così il cavallo perfetto:

Testa piccola,occhi neri ed espressivi,orecchie dritte e piccole,collo arcuato flessibile grosso e non lungo, criniera abbondante e fluida, costole arrotondate, petto ampio, groppa rotonda con coda lunga setosa ed attaccata bassa ed increspata, con movimenti rilevati. Questo tipo di cavallo non esisteva era solo sempre disegnato o scolpito in vari monumenti del mondo conosciuto.

Il miracolo riuscì tanto da avere oltretutto una caratteristica che sempre lo distinguerà: la Nobleza!!

Caratteristica essenziale perché questo cavallo doveva essere creato per il Re e quindi doveva offrire la massima sicurezza in qualunque condizione dovesse trovarsi il Re a cavallo.

Tantè che successivamente i vari Ecuyeres come ad esempio Salomòn de la Broue ,discepolo del grande Maestro il Nobiluomo Napoletano, di antica stirpe Longobarda Gian Battista Pignatelli, il Creatore in Italia a Napoli del famoso maneggio il Recreo della Maddalena Fondazione della Alta Scuola Spagnola in pieno Rinascimento. Appunto il de la Brue nel 1606 affermava che tra i cavalli a lui proposti, senza dubbio il cavallo Spagnolo il primo fra tutti in quanto è il più nobile, bello, generoso e di temperamento coraggioso. Il più degno perché lo possa montare un gran Re.

La ossessiva ricerca della Nobleza fece si che fu attribuita per secoli perlomeno fino al XVII che il mantello chiaro cioè grigio terminante in bianco era il più nobile e degno di un Re. Al contrario del sauro che era spesso collerico.

Questa dottrina si adottò anche, facendo gli stessi errori, con un altro mito spagnolo per sua importanza storico sociale e dobbiamo ricordarlo: il Toro Bravo, così come la purezza del mantello bianco era indice di Nobleza, il mantello nero era simbolo di morte collegandolo alla Bravura degli esemplari essendo poi i medesimi allevati con gli stessi parametri culturali.

Comunque il risultato ottenuto da Don Diego Lòpez de Haro fu tanto straordinario da essere solo ad uso esclusivo della Real Casa, che ne regalò ai Monarchi di mezzeuropa, a nobili hidalgos ed al Clero. Con lo sviluppo e la diffusione di un certo tipo di equitazione, appunto l’Alta Scuola la richiesta di cavalli Andalusi fu immensa e molto ambita, perché questi esemplari avevano movimenti naturali rilevati, facile apprendimento, gran capacità di riunione e naturalmente la già menzionata Nobleza, di buon carattere ed elevato temperamento, quindi adatti alle Accademie dell’Arte dell’Equitazione.

L’influenza della Chiesa ha avuto enorme importanza nello sviluppo della Raza Brava e questo viene evidenziato dalle ricerche del veterinario, ganadero e scrittore Adolfo Rodriguez Montesinos.

Con il sistema de los Diezmos cioè della decima, che consisteva nel pagamento di contributi od imposte, gli allevatori e gli agricoltori erano obbligati a versare alla Chiesa Cattolica la decima parte della produzione annuale rapportata sia al numero dei capi di bestiame che alle produzioni agricole. Pertanto venivano consegnati un vitello o una vacca, fossero essi di razza brava o mansa, ogni dieci nuovi nati nell’anno ganadero (l’anno ganadero va dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo); stessa cosa valeva per l’allevamento dei cavalli

Gli Ordini e le Istituzioni Religiose in terra Adaluza che ne beneficiarono furono : i Frati Cartujanos di Jerez de la Frontera, i Dominicani del Convento Sevillano di San Jacinto, i Jesuiti di Sevilla, gli Agostiniani della SS. Trinità di Carmona, i Dominicani del Real Convento di Santo Domingo di Jerez e del Convento di Sevilla San Isidro, del Monastero di San Jeronimo e del Collegio Convento di San Basilio. Verso la fine del XVIII secolo tramite M. Bernaldo de Quiròs, la maggior parte dei capi di Razza Brava dei sopracitati Ordini Ecclesiastici furono venduti contribuendo alla formazione  della Casta Gallardo.

I cavalli che oggi identifichiamo come “ Cartujanos” della prestigiosa ganaderia del Hierro del Bocado di Jerez appartenevano appunto all’Ordine Religioso dei Frati Certosini allevati nei vasti territori della Cartuja di Jerez de la Frontera. Ancora una volta storia e leggenda si intrecciano……..(dal 1484 al 1810 )Oggi alla Yeguada del Hierro del Bocado fanno notare che esistevano due hierros differenti: uno molto noto raffigurante una H usato per marcare i cavalli; l’altro invece di foggia diversa raffigurante una cupola riferita proprio alla Cartuja di Jerez e all’epoca usato per marcare i bovini. Quest’ultimo hierro dovrebbe   essereceduto con un corrispettivo simbolico dalla Istituzione Religiosa alla Yeguada del Hierro del Bocado entro il 2013.

La stirpe Cartujana, questa essenza di cavalli è cosi identificata e distinta non solo perché allevati nei territori appartenti all’ Ordine Ecclesiastico dei Frati Cartujanos di Jerez de la Frontera, dove comunque i frati non ebbero particolare influenza, se non per quella economica  di controllo e conservazione.  Il nucleo principale venne affidato in gestione ai fratelli Zapata. Che furono gli autori della genetica moderna dei Cartujanos allevati in purezza.

Adottarono in modo molto incisivo il sistema della consanguineità dei soggetti incrociati, raggiungendo risultati immediati ma a discapito di alcuni parametri, anzi tra l’altro individuando caratteristiche erroneamente scambiate per esclusività eccezionali come le verruche e le orecchi leggermente chiamanti all’interno. Queste caratteristiche verruche non erano altro che melanomi rivelatisi più tardi e diffusi maggiormente nei cavalli dal mantello grigio; così come la depigmentazione delle parti molli e delle mucose tipo labbra contorno occhi prepuzio e testicoli.  La consanguineità a prodotto effetti, rilevati più tardi come la mancanza di forza, eccessivi movimenti rilevati fino all’eccesso nel tipo di calciare in fuori gli anteriori ad ogni passo o tempo di trotto detto movimento è definito “ campaneo” cioè un movimento simile a quello delle campane. Risulta un buon cavallo  impiegato alla sella, le performance migliori le esprime se impiegato  nella disciplina degli attacchi, anzi è considerato un eccellente soggetto appunto  per gli attacchi.

Nel 1857  l’allevamento viene acquisito da Vicente Romero, e nel 1949 passa a Fernando Terry ( Bodega Terry) E’ patrimonio dello Stato dal 1983 “ La Yeguada de la Cartuja- Hierro del Bocado in Jerez de la Frontera “ Finca La Fuente del Suero.”

El “ Siglo de Oro”  è il periodo da ricordare come l’eccellenza del Caballo Andaluz,  anche poeti e scrittori cantan le gesta,  da Lopez de Vega a Cervantes. Apprezzati in tutta Europa. I Re di Francia,

I Duchi di Baviera, Don Juan d’Austria e L’ Imperatore Massimiliano II con il fratello l’Arciduca Carlo diedero vita all’ altro progetto di genetica equina: la creazione del Cavallo Spagnolo Carsico, incrociando giumente locali con cavalli Spagnoli e Napoletani, successivamente denominato  “ Lipizzano” ed istituirono a Vienna la Spainiche Reichschule ( La Scuola Spagnola di Vienna) per i secoli successivi la parte predominante d’impiego resta senza dubbio la Francia ed il maneggio de le Tuléries che con Antoine de Pluvinel e successivamente con Robinchòn de la Gueriniér, quest’ultimo eleverà il Cavallo Andaluz al rango di Artista è fisserà i definitivi canoni dell’ Alta Scuola. La rivoluzione Francese del 1789 aimè ne decreterà la fine!! Il successivo periodo Napoleonico, pur facendo anche buone cose ancora oggi in essere, non riordinò le Accademie Classiche ma istituì quelle per uso militare.  A seguito dell’ invasione francese in Spagna del 1808 le yeguas della Caballerizza de Còrdoba vengono trasferite alle isole Baleari, per sottrarle ai Francesi. Alla fine del periodo de los Monpensier ( francesi ) nel 1814 le yeguas ritornano in terra di Spagna ma non a Còrdoba bensì ad Aranjuez. Il Re Fernando VII trascurò fortemente l’allevamento, tanto che suo fratello  Carlo,  Presidente della junta Suprema de Caballeria iniziò ad incrociare Yeguas Andaluzas con cavalli di razze europee, dal Normanno al Trakennen, Holstainer ed Hannover causando un grave deterioramento alla razza. Fortunatamente molti allevatori dell’ Andalucia non aderirono al nefasto progetto e con l’intervento di Narvàez il Ministero della Guerra si incaricò  della salvaguardia degli allevamenti e dal 1893 fu istituita la Cria Caballar Nazionale. Per il recupero della razza si utilizzarono 18 yeguas  provenienti da Còrdoba e Jerez de la Frontera ed iniziarono a funzionare i centri di incremento ( Deposito de Sementales) di Còrdoba, Jerez, Ubeda, nei primi del ‘900 anche altri centri come Lèon, Santander, Llobregat.

 

Nel 1912 Il ministero della Difesa Incarica la Jefatura de Cria Caballar di aprire  il primo Libro matricola, per Purosangue Inglese,  Anglo Arabo e il tradizionalmente denominato Caballo Andaluz

viene iscritto come: Pura Razza Espagnola, dove più tardi sarà attribuita la sigla P.R.E.

Nel 1920 la Yeguada nacional si amplia con installazioni in Medina-Sidonia e Jerez, durante il Franchismo cambia denominazione e diventa Yeguada Militar, si trasferisce ad Ecija finca de la Turquilla y de la Isla, a Jerez en el Cortijo de Vicos y Garrapillos. Direi è bene ricordare alcuni degli storici allevatori che contribuirono a salvare la Razza: Guerrero, Pallarés., Romero Benitez, Terry, Miura, Bahones, Guardiola, Domecq. Alvaro Domecq promuoverà la razza in jerez denominando la Feria  in “ Feria del Caballo”. Nel 1966 la Cria Caballar impedì ai Portoghesi di iscrivere i cavalli Andalusi, in quanto il Portogallo definì  con una nuova sigla i cavalli di procedencia  Andaluza con la denominazione di Cavallo Lusitano. Il Portogallo istituì il proprio Registro e negli anni dal 96 al 99 registrò ancora cavalli Andalusi per rinfrescare le attuali linee di sangue. Con 28 allevatori fu costituita da prima ACCE Asociaciòn de Criadores de Caballos Espanoles sunbito dopo fu inserita la lettera N con divulgazione Nazionale. I 28 allevatori diventarono 40 con la nomina del primo Presidente che fu votato D. Juan Manuel Urquijo Condede Odiel. Nel 1972 viene così istituita l’ ANCCE  ( Asociaciòn Nacional de Criadores de Caballos Espagnoles ) con sede in Sevilla., che tutt’ oggi detiene il Libro Genealogico di Razza. Nel 1973 la Municipalità di Jerez de la Frontera istituì il Premio “ Caballo de Oro” che fu concesso ad Alvaro Domecq Romero e con la consegna da parte delle Maestà di Spagna dell’ambito Premio, propose lo spettacolo “ Còmo bailan los Caballos andaluces” che fu l’origine della Fondazione della “Real Escuela Andaluza del Arte Ecuetre.

La foto è stata scattata da Rafael Lemos Santos a Jerez De La Frontera. Il cavallo P.R.E nome Supremo, campeon de raza, Hijo de Yaco II° Allevatore Ganaderia D. Benito Sierra Fraga, di proprietà De Hacienda Maria De Palos De La Frontera.

 

 

Vorrei ringraziare Roberto Bruno Presidente AAEE Italia per avermi inviato questi cenni storici che sono utili per tutti noi amanti della razza P.R.E  e che io pubblico come editore del sito.

Stefano Papi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *