redditometro cavalli no grazie

Vi inoltro la lettera del Presidente della Fise in merito al redditometro sui cavalli dove la legge a quanto sembra non fa distinzione se cavallo sportivo,  cavallo utilizzato per l’equitazione di campagna o peggio ancora per affezione. Per lo Stato Italiano a quanto sembra è la stessa cosa!!!! Per me è ridicolo paragonare un proprietario che ha un cavallo da affezione che spende 200/250 al mese per mantenerlo rispetto ad un altro che ha tre cavalli da corsa che producono reddito. Visto l’argomento vi terrò informati sugli ulteriori sviluppi.

Illustri Signori,
con la presente intendo porre alla Loro attenzione la preoccupazione mia e di tutti i tesserati della FISE in merito all’inserimento del possesso del cavallo come elemento di valutazione del reddito (redditometro) e quale parametro di valutazione della capacità contributiva.
La prima osservazione che s’impone è la mancata valutazione delle diverse situazioni che si riscontrano nella realtà, ben diverso è l’onere per il mantenimento di un cavallo impiegato nelle corse rispetto a quello impiegato negli sport equestri o utilizzato per diporto o tenuto a livello amatoriale o destinato all’allevamento. Sarebbe come non differenziare dal punto di vista di indicatore contributivo il possesso di una barca a remi da un mega yacht di 20 metri.
Ben diverso è l’onere sostenuto per un cavallo mantenuto in proprio o in pensione come ben diversa è l’attenzione dovuta dal punto di vista fiscale al cavallo da reddito o al cavallo che svolge una funzione socialmente rilevante quando d’affezione o impiegato nella Riabilitazione Equestre.
Da informazioni pervenute sembra che l’Agenzia delle Entrate abbia attribuito, ignorando le premesse sopra esposte, sulle base delle tabelle ministeriali cui rimanda l’Art.38 del DPR 600/1973, un reddito da possesso di cavallo pari ad euro 42.000,00 dimostrando un’anacronistica visione del mondo del cavallo ed ignorando l’evoluzione che negli ultimi anni ha avuto il rapporto uomo-cavallo.
La mancata differenziazione delle diverse tipologie di cavalli e del loro utilizzo rischia di vanificare le strategie di rilancio degli Sport Equestri, settore dal punto di vista numerico a rischio di crisi che, se da un lato è incentivato come attività sportiva ed educativa, dall’altro verrebbe penalizzato da un’impropria imposizione fiscale.
Considerare il semplice possesso di un cavallo indicatore di reddito nella maggior parte dei casi porterebbe a supporre un reddito sproporzionato rispetto alla capacità contributiva del proprietario.
Si aggiunga a quanto esposto che l’auspicata destinazione dei cavalli a fine carriera alla categoria dei NON produttori di alimenti destinati all’uomo già ne rende impegnativa la detenzione da parte dei proprietari. L’imposizione fiscale impropria preventivata la renderebbe insostenibile.
Riteniamo che una rivisitazione da parte del Ministero delle Finanze della problematica legata all’inserimento del cavallo nel redditometro sia giusta e doverosa anche in considerazione della grave crisi che sta attraversando il settore che avrebbe bisogno di sostegni più che di azioni penalizzanti.
Confido nell’attenzione che Loro sapranno dare alla definizione di regole giuste e adeguate alla reale capacità contributiva dei 100.000 tesserati che ho l’onore di rappresentare e confermo la piena disponibilità a contribuire a definire parametri adeguati e coerenti con le situazioni reali che il mondo dei cavalli esprime.
Presidente Nazionale FISE
Avv. Andrea Paulgross

Stefano Papi editore del sito

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